Il medaglione del tempo

Il medaglione del tempo

Intervista a Valentina Dada Villani

Abbiamo intervistato Valentina Villani, in arte Valentina Dada Villani, scrittrice e artista visuale con la passione per i viaggi, la natura, gli animali e la musica classica. Il Medaglione del Tempo, in uscita il 21 aprile per la  casa editrice Giulio Perrone Editore, è il suo romanzo d’esordio. Nato dai racconti inventati anni fa per la sorellina Margherita, Il Medaglione del Tempo è una narrazione fantasy rivolta a bambini e ragazzi e ha come protagonista Beba, una ragazzina curiosa e intraprendente, accompagnata nelle sue avvincenti avventure dalla volpina Zorda, proveniente da una terra lontana. Questa divertente lettura per ragazzi racchiude inoltre al suo interno profonde riflessioni sulla società attuale e sull’importanza di capire e comprendere l’altro.

Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Eh, direi parecchio, parecchissimo tempo fa. Oserei addirittura dire che ce l’ho sempre avuta dentro. Ero ancora un bambina quando incominciai ad appassionarmi seriamente alla lettura e alla scrittura. Ho sempre amato leggere, tuttavia fu l’incontro con la bibliotecaria di quella che fu la mia scuola elementare, Gigliola Colonnelli, a darmi l’input per la scrittura. Di lei tengo ancora gelosamente una minuscola fotografia, strappata da un pezzo di giornale, appesa dinanzi alla mia scrivania. Me la ricordo, come se fosse ieri, aggirarsi per la sua “stanza dei libri” con un paio di grandi occhialoni poggiati sul naso, un cespuglio di capelli tutti riccioluti, l’immancabile scialle variopinto sulle spalle e qualche macchietta di rossetto rosso che dalle labbra le cadeva sino sugli incisivi. Rammento con gioia e immenso sorriso ogni qualvolta entrassi dentro quel luogo, per me incredibilmente magico, pieno di libri ed altrettante avventure in ogni dove, e quel profumo di carta stampata che mi regalava e infarciva di emozioni. Così, grazie alla passione regalatami da quella bella persona e da quel luogo fantastico, iniziai a “scrivere”, se così possiamo dire, libri di mia invenzione, dei quali realizzavo anche le copertine, per poi regalarli ad amici, parenti e insegnanti. Tempo fa ho ritrovato un quadernetto di quel tempo lontano, fremevo perché a scuola sarebbe venuto a farci visita Gianni Cordone, uno tra i miei scrittori preferiti. Quel quaderno lo preparai per lui, all’interno vi era il finale da me inventato di una sua storia, e un mio pensiero che recitava così: “Sai, io da grande vorrei fare la scrittrice”. Tuttavia l’autore a quel tempo ebbe problemi di salute, sicché non venne mai, ecco perché quel quaderno oggi è ancora qui, tra le mie mani.

Da cosa è scaturita l’idea per Il Medaglione del Tempo? Perché hai pensato di rivolgerti proprio ad un pubblico di ragazzi?

Non c’è un motivo per cui mi sia diretta ad un pubblico piuttosto che a un altro. Amavo divertire la mia sorellina, le sue risate mi regalavano allegria, era piccina, voleva scoprire tante cose, era curiosa e interessata a tutto. In quel tempo pensai, cercavo di capire come insegnare la vita a una bambina così piccola, volevo spiegarle il mondo in modo divertente. E poi pensai ai libri, e a come a loro volta mi insegnarono quel che avevo imparato. Così un giorno, mentre eravamo sul mio letto in balia del nulla, iniziai a narrarle questa storia, lei aveva credo cinque/sei anni (oggi ne ha diciotto). Dopodiché scribacchiai qualche pagina all’interno di un quaderno, che abbandonai tra le mie cose, scordandomene completamente, e che oggi, casualmente, ha deciso di balzarmi dinanzi al naso,

ricordandomi che c'era quella storia che avevo iniziato e che, molto probabilmente, aveva voglia di proseguire.

Avevi già affrontato il genere fantasy?
No mai, o almeno così mi pare di ricordare. Come già asserito, “scrivevo” libri quando ero ancora una bambina, ma poi li regalavo, ragion per cui non ho prove che mi dicano quali fossero gli elementi trattati al loro interno, e la memoria, si sa, a quarant’anni suonati gioca qualche scherzetto.

 

Quanto c’è di te in Beba?

Beh, non nascondo che qualcosa di me in Beba ci sia, così come ci sia qualcosa di Valentina Dada negli altri personaggi del mio romanzo, ma non solo. Ognuno di loro conserva aspetti di svariate persone che ho incontrato lungo il cammino della mia vita, così come anche particolari inventati di sana pianta, del resto sono sempre stata una persona con una fervida immaginazione.

Perché per il personaggio di Zorda hai scelto proprio una volpe?

Questa domanda mi fa ridere e sorridere, poiché senza saperlo, mi hai domandato una cosa particolarmente curiosa. Tornata nella mia terra dopo il mio ultimo viaggio, ogni sera, sotto la finestra della cucina, si palesava una volpina in cerca di cibo, e voilà, ecco da dove è arrivata Zorda. Nella storia che iniziai a narrare a mia sorella, quella volpe era invece un bel gattone nero.

Che ruolo ha avuto tua sorella nella tua attività di scrittrice?

Fondamentale direi. Come dicevo, quando ero una bambina amavo scrivere. Tuttavia, questa passione, ahimè, la abbandonai per un lungo periodo, poiché incontrai ben presto non poche difficoltà sul cammino della mia vita, che mi portarono a concentrarmi su altro. Quando iniziai a raccontare questa storia alla mia sorellina, mi ricordai quanto amassi oltremodo inventare racconti e fantasticare, inoltre mi accorsi altresì di quanto farlo era per me una cosa del tutto naturale. Non ho bisogno di soffermarmi granché quando voglio inventare una storia, semplicemente quando inizio a raccontare o a scrivere, tutto esce di fuori da solo, senza alcuno sforzo o pensiero ulteriore.

Quanto influiscono su ciò che scrivi le tue passioni per la fotografia e la pittura?

La pittura direi quasi per nulla, mentre la fotografia a volte mi offre degli spunti interessanti. Quando vedo qualcosa che mi piace oltremodo, oltre che fermarlo con un click, me lo annoto sul mio taccuino e, quando arriva il suo momento, lo riprendo e utilizzo a seconda dei contesti. Vivo di taccuini, perché spesso le idee mi balzano fuori all’improvviso, sicché ne ho uno in borsa, uno sul comodino accanto al letto e uno sulla scrivania.

Ti risulta più naturale pensare per parole o per immagini?

Dipende, nella maggior parte dei casi potrei dire parole, tuttavia molto spesso anche per immagini. Disegno parecchio, e senza una logica, prendo in mano la mia matita e molto semplicemente disegno. Spesso mi saltano fuori personaggi dal nulla, come Madama Frida de la Cruz; dopo aver riletto le poche pagine di quello che iniziai a scrivere, la sua immagine su carta ha dato vita al prosieguo del mio Medaglione del Tempo.

Quanto quello che hai definito “il viaggio della vita” è stato determinante per la tua attività di scrittrice?

Il mio viaggio della vita è stato assolutamente determinante, senza quello credo che non avrei mai ripreso la penna in mano. Anni fa, prima di decidere di mollare tutto e andare, la mia anima non era in pace con se stessa, scrivevo per i giornali (sono giornalista pubblicista) e la cosa mi piaceva oltremodo, però tutto questo non era sufficiente, sentivo che c’era qualcosa che non mi faceva star bene, non mi sentivo tranquilla e questo mio stato d’animo influiva negativamente su tutto il resto. La mia vita all’interno di questa società era troppo soffocante, avevo bisogno di andare, di scoprire, di conoscere, e soprattutto di conoscermi. Ho vissuto in svariati luoghi, cambiato case e altrettanti lavori in tutti questi anni, ho conosciuto un sacco di persone meravigliose, che oggi posso dire sono e sono state come una grande famiglia per me, e mi sono riscoperta: ho capito chi sono, cosa voglio e ho trovato la mia felicità. Senza tutti questi avvenimenti credo che non avrei potuto scrivere il mio romanzo, così come quelli successivi. Ne ho uno in uscita nei prossimi mesi, uno terminato e altri due in cantiere.

Felici di aver conosciuto questa meravigliosa scrittrice, vi comunichiamo le date delle prime presentazioni de Il Medaglione del Tempo.

 

30 aprile, L’oste fuori porta, Codevilla (PV)
7 maggio, Circolo Bovisa, Milano
8 maggio, La tana degli artisti,  Milano
17 maggio, Il Mangialibro Cafè, Torino 

12 aprile 2022 | Carolina Di Gioia